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Risposta positiva da INPS: accesso alle prestazioni per i senza dimora

martedì, Marzo 26th, 2019

Viene confermata per le persone senza dimora, con residenza fittizia, la possibilità di accesso alle prestazioni assistenziali. Leggi la notizia

PROFILI SOCIALI E REGIONALI 2019-2020 E INDICATORI MANIFESTAZIONE D’INTERESSE

martedì, Marzo 19th, 2019

MANIFESTAZIONE D’INTERESSE

2016 : un anno impegnativo per la riorganizzazione della Asl più grande d’Italia, ma sicuramente proficuo

mercoledì, Gennaio 11th, 2017

La  direzione aziendale ha illustrato i numeri delle attività e le nuove sfide per il 2017

“Un anno importante, quello che si è chiuso, ma sicuramente dagli ottimi risultati per la nuova Asl Toscana Sud Est, che  ci ha visti impegnati nella riorganizzazione dell’azienda sanitaria più grande d’Italia. Le nomine  saranno completate entro il 31 marzo 2017”. Lo ha detto Enrico Desideri ai giornalisti durante la conferenza stampa di questa mattina, tracciando un bilancio del 2016 e illustrando i progetti per il 2017.

 

“Abbiamo puntato sullo  sviluppo delle attività territoriali: sono presenti 14 case della Salute nel territorio aretino che ci permettono di dare risposte immediate al cittadino,  sono 11803 i casi trattati a domicilio (24560 in tutta la Asl) e parlando sempre di territorio abbiamo potenziato e omogeneizzato i controlli nelle residenze sanitarie assistite.” Ha ricordato Enrico Desideri. “2,3 milioni sono gli investimenti effettuati per i servizi sociali in area vasta per le gravissime disabilità, un esempio ne è il progetto per l’autismo che prevede la riqualificazione del Centro del Pionta in collaborazione con il comune di Arezzo e per cui abbiamo investito un milione in più. E proprio grazie alla collaborazione con le istituzioni, le conferenze dei sindaci e il volontariato che possiamo far fronte alle fragilità e alle nuove povertà.”

 

Rilevanti i numeri delle attività svolte nella nostra provincia nel 2016:

Il pronto soccorso ha registrato 154.219 accessi, il 118 ha gestito 26118 emergenze e sono stati effettuati 26.986 interventi chirurgici.

Le prestazioni specialistiche ambulatoriali sono state quasi 3,5 milioni , ed è qui che l’azienda pone la sua attenzione.

Con lo strumento “dove si prescrive si prenota” adottato nelle case della salute  e le classi di priorità date dal medico, si sono già potuti vedere i primi miglioramenti nelle liste d’attesa.

 

“E se i numeri parlano chiaro, il merito va soprattutto a chi lavora,” ha detto Simona Dei, direttore sanitario, “i professionisti aretini secondo i dati che abbiamo sono i migliori e riconosciuti a livello nazionale. Nel loro lavoro mettono la passione, eccellenze che questa direzione ha voluto mettere in evidenza nella nuova azienda.

E proprio grazie  alle risorse umane in cui abbiamo investito , “continua Simona Dei” che siamo riusciti a far fronte a periodi critici come le ferie estive e ai numerosi accessi al  pronto soccorso che  a causa del picco influenzale ha registrato qualche difficoltà subito tamponata con  l’aumento di  8 posti letto e 5 infermieri in servizio già da giovedì prossimo.”

 

“Investimenti anche nelle strutture per la provincia aretina” ricorda Francesco Ghelardi, direttore amministrativo, 7 milioni per l’adeguamento sismico e 4,5 milioni per il sistema antincendio.

Gli investimenti riguardano anche le tecnologie e il sistema informatico per oltre 3,5 milioni. E per oltre 13 milioni sono programmati i lavori al presidio del san Donato tra cui la realizzazione del nuovo punto prelievi, della ristrutturazione delle sale operatorie e la nuova sala angiografica. In questa cifra è compresa anche la  realizzazione dell’Hospice, DSM e Centro Autismo.”

 

Un anno altrettanto impegnativo quindi,  quello che si prospetta, fatto di progetti da portare a termine e di nuovi da mettere in cantiere. La sfida più grande sarà quella in campo oncologico, con tecnologie sempre più avanzate e nuovi farmaci che porteranno alla guarigione o alla cronicizzazione della malattia.

PRONTO SOCCORSI DA OGGI MENO ACCESSI E PIU’ RICOVERI FUNZIONA IL PIANO STRAORDINARIO DELLA ASL

mercoledì, Gennaio 11th, 2017

Si auspica che torni progressivamente la normalità nei nove pronto soccorsi dell’Azienda USL Toscana centro presenti negli ospedali del Mugello, San Giovanni di Dio, Santa Maria Nuova, Santa Maria Annunziata, Serristori di Figline, San Giuseppe di Empoli, Santo Stefano di Prato, SS Cosma e Damiano di Pescia e San Jacopo di Pistoia..

 

Da stamattina, fanno sapere i direttori delle strutture, gli accessi sembrano diminuiti e sta anche funzionando il “piano” straordinario varato dall’Azienda con il quale sono stati riorganizzati e trasformati i posti letto degli ospedali per aumentare la capacità di ricovero. In particolare complessivamente sono stati aumentati fino a 164 i posti letto in area medica in tutta la rete ospedaliera.

 

Stamattina intorno alle 11,00 i pazienti presenti nei nove pronto soccorsi aziendali erano in totale 331 e di questi 155 erano in trattamento, con una prevalenza di codici azzurro e verde e cinque codici rossi, gli altri pazienti erano nei reparti di osservazione breve e circa una quarantina erano stati presi in carico in attesa di prestazioni diagnostiche e terapeutiche.

Sempre stamattina erano 47 i pazienti in attesa del ricovero nei cinque pronto soccorsi degli ospedali fiorentini; 11 al pronto soccorso di Prato, 6 ad Empoli, altri 6 al San Jacopo di Pistoia e 4 a Pescia.

 

“La situazione in queste ultime ore è decisamente migliorata –racconta il direttore del pronto soccorso del San Giovanni di Dio, dottor Gianfranco Giannasi- sia grazie ai provvedimenti introdotti dall’Azienda sia perché è in notevole calo la richiesta di cure da parte dei cittadini”.

 

Solo negli ultimi dieci giorni di dicembre al pronto soccorso del Torregalli sono stati visitati 1257 pazienti contro i circa 3400 che vengono mediamente visitati in un mese.

Siamo passati da 152 accessi giornalieri a punte massime di quasi 170 pazienti e di fronte a questa situazione straordinaria il personale sanitario è sempre stato disponibile: alcuni hanno rinunciato alle ferie e altri si sono resi reperibili e – ha detto il medico, – con grande senso del dovere gli operatori non hanno fatto mancare l’assistenza ai tanti malati, molti dei quali anziani, che in questi giorni si sono presentati negli ospedali”.

Nasce la ‘Rete Dafne Firenze’ per tutelare le vittime di reato

mercoledì, Aprile 27th, 2016

Nasce a Firenze la Rete Dafne per tutelare le vittime di reato di ogni età, nazionalità, etnia, religione, condizione sociale ed economica che si rivolgono alla giustizia e alle forze dell’ordine. Firenze è la seconda città in Italia dopo Torino ad ospitare il Centro che si ‘prenderà cura’ delle vittime di reato a 360 gradi. La costituzione della Rete Dafne, che sarà operativa a partire da ottobre 2016, è prevista dal protocollo di intesa che è stato firmato in Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella, dal presidente del Tribunale di Firenze Marilena Rizzo, dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze Giuseppe Creazzo, dal presidente dell’associazione Aleteia Simone Stefani e dal direttore sanitario della Usl Toscana Centro Emanuele Gori.
Il passo successivo alla firma del protocollo sarà la formazione degli operatori che seguiranno le vittime di reato che si rivolgeranno alla Rete e che, a seconda delle esigenze della vittima, le orienteranno per l’assistenza legale, medica, psicologica e sociale.
L’iniziativa, realizzata grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ha lo scopo di dare ascolto e sostegno alle richieste delle persone offese attraverso la costituzione di una rete di presidi e attività che rispondano alle esigenze di coloro che si trovano ad affrontare le conseguenze di un reato, anche con interventi specialistici di informazione sui diritti, di sostegno psicologico, di trattamento integrato psicologico e psichiatrico e di mediazione. Spetterà ad una cabina di regia, formata dalle Istituzioni firmatarie del protocollo, provvedere ai singoli aspetti del progetto, in attuazione di una direttiva europea, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato.
“Il progetto della Rete Dafne è diventato realtà anche a Firenze grazie alla preziosa collaborazione di tutti i soggetti coinvolti e all’importante contributo economico dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze senza il quale la nascita del Centro non sarebbe stata possibile – ha detto il sindaco Nardella -. Per la prima volta Istituzioni e associazioni si mettono insieme, formando una cabina di regia permanente per mettere in atto azioni congiunte a tutela delle vittime di reato, che spesso si trovano spaesate sulle azioni da intraprendere”.
La Rete Dafne offrirà servizi gratuiti alle vittime e il Centro avrà sede in uno spazio di proprietà comunale, un luogo protetto, che rimarrà anonimo a tutela delle persone che subiscono atti di violenza o reati. Il contatto telefonico della sede sarà fornito al momento dello svolgimento del processo o quando verrà fatta denuncia di reato da parte della vittima. Il Comune garantisce prestazioni sociali nell’ambito delle proprie competenze e tenendo conto della normativa nazionale, regionale e dei regolamenti specifici della propria amministrazione.
“Grazie al nuovo Centro, le persone che subiscono reati e che denunciano gli atti subiti non si sentiranno più smarrite – ha spiegato l’assessore Funaro – perché vi troveranno tutta l’assistenza di cui hanno bisogno. E a seconda del problema saranno messe in contatto con le associazioni, che si occupano di quel problema specifico. La Rete Dafne Firenze va infatti ad affiancarsi e a facilitare il lavoro già svolto dalle varie realtà associative del territorio”.
“L’Ente Cassa di Risparmio di Firenze – ha dichiarato il vicepresidente Rossi Ferrini – ha sostenuto fin dall’inizio e con convinzione questa iniziativa per l’assistenza delle vittime di reato. Ed è significativo che, dopo Torino, dove il progetto è nato, sia Firenze a segnare la seconda tappa di una rete che ci auguriamo si arricchisca presto di altre realtà. È noto infatti che il capoluogo toscana ha nel suo dna, e da secoli, i temi dell’accoglienza e dell’ascolto che l’hanno resa un punto di riferimento internazionale. Questa esperienza segna anche, potrei dire ancora una volta, la positiva sinergia tra soggetti pubblici e privati con l’unica finalità di dare un sostegno pratico e tangibile a persone che hanno vissuto momenti di grande sofferenza e disagio. All’associazione Aleteia un particolare ringraziamento per la passione con cui hanno saputo legare le tante perle di questa bellissima ‘collana di solidarietà”.
In base a quanto previsto dal protocollo, l’autorità giudiziaria si impegna a garantire l’adozione di adeguate misure di tutela delle vittime di reato; l’associazione Aleteia – anche in collaborazione con altri soggetti pubblici o privati – gestisce invece le attività di informazione, accompagnamento e orientamento alla consulenza legale e all’assistenza psicologico/psichiatrica e sociale, nonché di valutazione del rischio di vittimizzazione secondaria e di mediazione dei conflitti; l’Asl garantisce prestazioni sanitarie nell’ambito delle proprie competenze e tenendo conto della normativa nazionale, regionale e dei regolamenti specifici della propria amministrazione. I servizi specialistici verranno assicurati anche in base ad intese con le associazioni presenti sul territorio mentre la consulenza legale verrà assicurata anche in base ad intese con il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Firenze. Una attività di informazione e formazione rivolta agli operatori sarà garantita d’intesa e in collaborazione con la Rete Dafne di Torino dove, ad oggi, sono state assistite oltre mille persone.
“Il progetto auspichiamo si estenda a tutto il territorio della AUSL”, ha dichiarato il direttore dell’Azienda sanitaria, dottor Gori, che ha aggiunto che fra gli elementi salienti del protocollo vi è il fatto che nella cabina di regia sono presenti rappresentanti delle varie Istituzioni a garanzia del monitoraggio e dello sviluppo delle azioni necessarie e inoltre gli operatori, in particolare coloro che operano all’interno dei pronto soccorsi, sono già da tempo attivi nell’identificare le vittime di violenza. “Ora – ha detto Gori – tutti i nostri professionisti saranno informati e formati per questa specifica tipologia di aiuto e assistenza: tutti dovranno essere in grado di attivare questo importante percorso che diventerà subito operativo”.

Saranno i dottori Gabriella Bellagambi e Paolo Rossi Prodi, della Direzione Sanitaria aziendale, coloro che operativamente cureranno la linea espansiva dell’importante protocollo all’interno di tutti i contesti dell’Azienda Sanitaria”.

“È un progetto che come associazione Aleteia siamo orgogliosi di avere promosso in sintonia con la nostra mission, che ha come obiettivo lo sviluppo di progettualità che aspirano a contribuire al miglioramento della vivibilità sociale – ha dichiarato il presidente dell’associazione Stefani -. È opportuno inoltre evidenziare ancora una volta come questo progetto sia nato dalla volontà di soggetti istituzionali e privati che insieme, in due anni di lavoro, hanno fortemente voluto raggiungere questo traguardo quale espressione di civiltà, di ‘società decente’, citando il filosofo politico Avishai Margalit. Desidero anche sottolineare come un obiettivo del progetto, in collaborazione con la Rete Dafne di Torino, sia quello di incentivare e supportare esperienze analoghe e di contribuire a costituire un coordinamento nazionale per una esaustiva e capillare attuazione della Direttiva 2012/29/UE. Ringrazio in particolar modo l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze senza il cui contributo questo progetto non sarebbe nato. Un grazie particolare anche al giudice Marco Bouchard che più di tutti ha voluto l’attuazione di questa iniziativa”.

Arezzo per quattro giorni capitale mondiale della robotica chirurgica

martedì, Aprile 12th, 2016

Per quattro giorni il san Donato di Arezzo diventa la capitale mondiale della chirurgia robotica.

Fino a venerdì 300 esperti provenienti da tutto il mondo daranno vita a “Roboti-cARe”, mettendo a confronto esperienze, assistendo in diretta all’utilizzo multidisciplinare del robot, ad affronatre i tanti temi di sviluppo che questa tecnica può garantire ai cittadini.

La nostre “Best practices” e le avanzate tecnologie diventano patrimonio condiviso di questo  primo congresso multidisciplinare che coinvolge Urologia, Ginecologia, Otorinolaringoiatria, Chirurgia generale e Ortopedia. 

Quattro giorni di live surgery, con interventi in diretta, sessioni didattiche, formazione e una tavola rotonda sull’economia di gestione di macchinari sempre più indispensabili

Sono oltre 300 gli esperti che hanno aderito da tutta Italia e dall’estero, partecipando da protagonisti a sessioni didattiche e formazione all’utilizzo delle strumentazioni più avanzate in chirurgia. L’ obiettivo è far diventare patrimonio condiviso conoscenze e best practices sviluppate attorno ai robot chirurgici, come l’ultratecnologico Da Vinci.

Roboti-cARe sarà l’occasione per fare il punto su tutte le più avanzate tecnologie applicate in chirurgia, dagli strumenti a fibre ottiche ai chip video, in grado di rendere oggi gli interventi sempre meno invasivi e sempre più precisi, riducendo al minimo il rischio di complicazioni per i pazienti.

Quattordici saranno gli interventi che saranno eseguiti in diretta da multiple equipe, per la maggior parte oncologici, alcuni anche di tipo ricostruttivo. Con il coordinamento della Segreteria Scientifica da parte di Filippo Annino – Urologo, i Chairmen per le rispettive discipline sono i Patrizio Caldora – Ortopedia, Graziano Ceccarelli – Chirurgia Generale, Pier Guido Ciabatti – Otorinolaringoiatria, Michele De Angelis – Urologia, Franco Lelli – Ginecologia.

Tra gli esperti internazionali ci saranno il Prof. Richard Gaston, urologo, pioniere nell’intervento laparoscopico della prostata nel 1997 (Bordeaux) e il Prof. Seth A. Jerabeck, chirurgo ortopedico (New York). Tra gli operatori ed esperti ad intervenire, molti dei principali luminari della materia giungeranno da tutta Italia.

Non è un caso, che la sede dell’iniziativa sia Arezzo. In Toscana l’eccellenza in Chirurgia Robotica è ormai abitudine: Pisa, Careggi, Grosseto con la scuola di Chirurgia Robotica, sono, insieme ad Arezzo, tra i maggiori centri d’Europa e la chirurgia robotica, si sta rapidamente sviluppando in altri ospedali come nell’Ospedale di Siena.

E’ in questo contesto che  Arezzo si connota come polo di  chirurgia “robotica multidisciplinare” per eccellenza. Qui fin dagli esordi nel 2011  è stata intrapresa la via della multidisciplinarietà a tempo pieno, il che ha consentito di ottenere un elevato numero di casi/anno per macchina  (oltre 400/anno) impiegando tutti i giorni il Da Vinci (per 12 ore al giorno), ammortizzandone così i costi per singolo intervento (compresi quelli di manutenzione).

Largo spazio anche a tutti gli aspetti correlati alla chirurgia, dall’anestesia, alla terapia antidolorifica, alla gestione del paziente dal punto di vista infermieristico, per un congresso che si rivolge non solo a medici chirurghi, specialisti e specializzandi ma anche a infermieri, oncologi, anestesisti. Particolare attenzione sarà dedicata all’aspetto formazione: se in Italia, infatti, non vi è ancora un percorso universalmente definito sui metodi didattici in questo ambito così innovativo, all’estero esistono interessanti “case studies” che saranno oggetto di analisi nella quattro giorni aretina.

 

Arezzo, Bibbiena e l’ospedale del Cuore di Massa collegati con la telemedicina cardiologica neonatale

martedì, Aprile 12th, 2016

Lo hanno sperimentato per i Balcani che negli anni successivi al conflitto di fine secolo scorso, avevano grosse difficoltà a curare patologie rare delle malformazioni cardiache nei neonati. Ha funzionato salvando la vita a tanti bambini e individuando a distanza le cure più adeguate o la necessità di eseguire intenti chirurgici. Un sistema utile in condizioni di disagio, e strategico anche in condizioni di cosiddetta “normalità”, dove il tempo di reazione ad un evento avverso come la scoperta di una patologia grave, diventa essenziale per salvare una vita.

Arriva in terra d’Arezzo (dopo l’Elba, centro pilota), il progetto che la Fondazione Manasterio  con il supporto dell’associazione di volontariato “Un Cuore Un Mondo” e della Regione Toscana, ha attivato fin dal 2008: il collegamento  fra lo stabilimento di Massa con vari centri dell’area balcanica, iniziando dalla Bosnia Erzegovina (Banja Luka e poi Mostar, Tuzla, Sarajevo), per estendersi successivamente alla Croazia (Reijka), Albania (Tirana), Serbia (Belgrado) e Romania (Bucarest).

La Fondazione Monasterio ha così individuato un progetto, la Regione lo ha approvato e il Distretto 108 dei Lions della Toscana lo ha adottato trasformandolo in un obiettivo di “service” strategico da finanziare.

Due le postazioni donate agli ospedali di Bibbiena e di Arezzo, da dove è stata dimostrata in diretta l’utilità di eseguire una ecografia cardiologica su un neonato con sospetta malformazione, ed avere un consulto immediato e uno scambio di informazioni e indicazioni dagli specialisti dell’”ospedale del Cuore “ di Massa.

Basato sull’impiego di apparati di videoconferenza, integrati da ausili tecnologici specificamente sviluppati dai ricercatori della Fondazione Monasterio e del Cnr,  per la documentazione e la registrazione delle immagini, il progetto ha messo a disposizione dei centri collegati le competenze di cardiologia e cardiochirurgia pediatrica della Fondazione a Massa finalizzate alla valutazione della presenza e rilevanza e al monitoraggio delle malformazioni cardiache in utero e in ambito neonatale e pediatrico.
L’attività della Fondazione in questo ambito è stata integrata dal 2013 nel progetto IPA finanziato dall’Unione Europea “AdriHealthMob” finalizzato alla gestione della mobilità transfrontaliera dei cittadini per la salute e la cura nell’area adriatica. Al progetto partecipano la Grecia, la Slovenia, l’Albania, la Bosnia Herzegovina, la Croazia, il Montenegro e la Serbia e per l’Italia le regioni che si affacciano sull’Adriatico.

Nel 2014 con il supporto dell’associazione Lions del Distretto 108La della Toscana nell’ambito del service “Arriviamo al cuore di tutti” e la promozione della Regione Toscana è iniziato lo sviluppo di una rete regionale di telemedicina per le malformazioni cardiache congenite, potenzialmente utilizzabile anche per altre patologie.

 

I COMMENTI DEI PROTAGONISTI

“Quella che inizia ad Arezzo e Bibbiena  – ha commentato Enrico Desideri  direttore dell’asl Toscana Sud Est – è una attività che va incrementata ed estesa a molti più ospedali. Punta a cogliere la diagnosi di patologie che riguardano una minoranza (7-8 su 1000), minoranza che però non può essere sottovalutata ma ci deve spingere a fare sempre di più.”.

Gli fa eco  Luciano Ciucci (direttore della Fondazione Monasterio) che ricostruisce la genesi del progetto e sottolinea come “con questo sistema si possono formare persone a distanza e collaborare nella cura di un neonato che manifesta un bisogno immediato. Questo è un sistema per oggi, non per il futuro, perché l’attuale tecnologia lo consente: quindi l’obiettivo è che ci sia almeno un ospedale per provincia che consenta questo collegamento, e vedo anche la necessità che nella rete ci sia anche il Meyer”

Nutrita la presenza di governatori della Tioscana dei Lions, sia ad Arezzo che a Bibbiena. Gianluca Rocchi ha annunciato che   “dalle 10 postazioni pensate originariamente arriveremo nel giro di breve tempo a 18-19 postazione, includendo anche il Meyer”.

Ci sono pochissime ore di tempo per prendere decisioni sulle patologie cardiache dei neonati. “Il teleconsulto – ha spiegato Marco  Martini, direttore della pediatria del San Donato – è necessario a rafforzare una diagnosi: è un supporto scientifico e morale importantissimo. Lo stesso per il controllo di bambini che sono già stati precedentemente sottoposti ad intervento chirurgico cardiologico (per esempio a Massa) e che possono essere così controllati da Arezzo senza spostarsi, in teleconsulto con i medici di Massa che hanno eseguito l’intervento”.

Per Leonardo Bolognese, direttore del dipartimento cardiovascolare e neurologico,  la Telemedicina “è essenziale per il trattamento di malattie rare, specialmente se queste vengono trattate esclusivamente da 1 o 2 centri per regione. Ovviamente tutto questo deve valere 24 ore su 24: questa è un’ottima iniziativa, che va incentivata.”

Toscana. All’Aou di Pisa il primo programma di trapianto “a caldo” d’Italia

venerdì, Marzo 18th, 2016

Un rivoluzionario programma di trapianto di fegato ha preso il via nell’Unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell’Azienda ospedaliero universitaria Pisana (AOUP) diretta dal professor Franco Filipponi, in cui l’organo destinato al trapianto viene conservato all’interno di una macchina e perfuso con sangue a 37°C, mantenendolo perfettamente vitale alla temperatura fisiologica di 37°C, esattamente come fosse nel corpo umano, prima dell’impianto nel ricevente. L’innovativa tecnica è stata introdotta dai chirurghi Davide Ghinolfi e Daniele Pezzati che, grazie alla collaborazione dei dottori Emanuele Balzano, Laura Coletti Paolo De Simone, alcune settimane fa hanno eseguito con successo l’intervento, il primo mai fatto in Italia.

“Notizie come questa mi riempiono di soddisfazione – è il commento dell’assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi – E per fortuna ne arrivano molte dai nostri ospedali e dai nostri centri di eccellenza. Questo significa che la sanità toscana è in grado non solo di curare e assistere bene i suoi cittadini, ma anche di sperimentare tecniche innovative, come quella attuata a Pisa, che migliorano sempre le performance e ottengono risultati sempre più soddifsacenti. Mi congratulo con l’équipe del professor Filipponi e con tutti i professionisti che con impegno e dedizione hanno reso possibile questo intervento. E’ di due mesi fa la notizia che il Centro trapianti di fegato dell’AOU Pisana è al vertice della classifica nazionale per numero di trapianti. Alla quantità si accompagna un’altissima qualità”.
“Nella comune pratica clinica – spiega una nota congiunta della Regione e Aou Pisana – l’organo, nel periodo che va dal prelievo nel donatore al successivo impianto nel ricevente, viene conservato in ghiaccio ad una temperatura variabile tra gli 0 e i 4°C. Questo tipo di conservazione, pur avendo il vantaggio di rallentare il metabolismo, non protegge l’organo da danni che sono tanto maggiori quanto più prolungato è il tempo trascorso in questo ambiente non fisiologico. In questo caso invece, il fegato, dopo essere stato prelevato dal donatore e trasportato a Pisa, è stato alloggiato nella macchina che lo ha mantenuto perfettamente vascolarizzato con sangue umano ossigenato e ricco di componenti nutritizie. Durante questo periodo ne sono stati monitorati i parametri funzionali e le capacità metaboliche”. Il decorso post-operatorio del paziente è stato regolare.

La nota annuncia infine che a breve partirà uno studio clinico, primo nel suo genere, per valutare e verificare i potenziali benefici dell’introduzione della macchina nel contesto regionale. Spiega Davide Ghinolfi, chirurgo presso il Centro di Pisa e responsabile del progetto: “Queste nuove tecnologie ci permetteranno una valutazione molto più accurata degli organi da trapiantare, basata su criteri funzionali, garantendo maggiore sicurezza e qualità alla pratica trapiantologica. Inoltre, il fatto di mantenerli perfettamente perfusi in ambiente simile a quello fisiologico ci darà l’opportunità di eseguire metodiche di ricondizionamento in grado di ottimizzare le performance dell’organo stesso. Sono scenari assolutamente nuovi e molto stimolanti di cui i nostri pazienti potranno beneficiare a breve e per i quali, grazie al supporto di OTT e della Regione Toscana, abbiamo iniziato ad intraprendere programmi di ricerca dall’altissimo profilo innovativo”.

“L’auspicio principale è che l’introduzione di questa tecnologia possa contribuire ad ampliare il numero dei potenziali donatori – spiega Franco Filipponi – minimizzando il numero e la severità delle complicanze legate alla inevitabile fase di conservazione dell’organo. Siamo molto soddisfatti dei successi preliminari ottenuti, che dimostrano come il centro di Pisa, che quest’anno si è laureato il maggiore centro trapianti di fegato d’Italia, sia all’avanguardia anche nell’utilizzo delle più recenti scoperte tecnologiche applicabili alla trapiantologia”.

L’introduzione di questa macchina per la perfusione normotermica d’organo è stato possibile grazie al supporto di OTT (Organizzazione Toscana Trapianti) e della Regione Toscana. Spiega Adriano Peris,direttore di OTT: “Lo sforzo del sistema trapiantologico regionale è volto a massimizzare tutte le potenziali risorse donative e rendere il trapianto una possibilità terapeutica accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno. Anche quest’anno il sistema donativo e trapiantologico regionale ha confermato gli ottimi risultati degli anni precedenti, dimostrandosi una realtà di riferimento a livello nazionale ed internazionale ma riteniamo che, grazie al supporto della Regione, potremo ulteriormente implementare i nostri risultati”.

Riguardo all’impegno del personale, il professor Filipponi precisa che tutti questi risultati non sarebbero possibili senza l’abnegazione e lo spirito di sacrificio del personale del Centro Trapianti di Fegato e delle Unità Operative che con esso collaborano. Un particolare ringraziamento va a chi ha reso possibile queste iniziali esperienze: tutto il personale medico ed infermieristico dell’unità operativa e delle sale operatorie, della UO di anestesia e rianimazione del trapianto di fegato (direttore Gianni Biancofiore), della UO di medicina trasfusionale e biologia dei trapianti (direttore Fabrizio Scatena), del servizio di anatomia patologica e di patologia clinica (direttore Aldo Paolicchi). Senza il loro impegno costante, ben al di là degli impegni contrattuali, niente di tutto questo sarebbe possibile”.

Telecardiologia: nell’area fiorentina la diagnosi a distanza ma in tempo reale

giovedì, Marzo 10th, 2016

Far arrivare l’assistenza specialistica in luoghi remoti e che altrimenti ne sarebbero privi, espandere territorialmente l’utilizzo sistematico delle competenze specialistiche e consentire un rapporto interattivo tra medico di famiglia e cardiologo. Sono questi i principali vantaggi che si concretizzeranno con la “Telecardiologia”: la prima esperienza strutturata di telemedicina nell’area fiorentina che è partita lunedì 7 marzo.

Dieci per il momento i presidi territoriali coinvolti (Montedomini, Le Piagge, la Casa della Salute di Scandicci, Campi, Calenzano, Vaglia, Impruneta, Tavernelle, Rignano e Reggello);la ASL Toscana Centro li ha scelti perché si tratta di sedi periferiche e che avevano meno disponibilità di prestazioni cardiologiche.

Tre i centri di refertazione interessati (ospedali Palagi e Santa Maria Nuova e presidio sanitario di Camerata a Fiesole) ai quali verranno inviati gli elettrocardiogrammi.

Il servizio sarà attivo tutti i giorni, dal lunedi al venerdi, mattino e pomeriggio.

Non servirà la prenotazione: il cittadino potrà recarsi direttamente all’ambulatorio con la richiesta del medico curante, farà l’ elettrocardiogramma e, in pochi minuti, riceverà la risposta.

“Sempre di più nell’ambito della diagnostica i medici potranno utilizzare l’informatica per la trasmissione a distanza dei dati, con indubbi vantaggi per i pazienti che non dovranno più spostarsi fisicamente e riceveranno comunque la valutazione clinica –spiega Giancarlo Landini, direttore del dipartimento di area medica fiorentino- che, aggiunge, “queste soluzioni saranno sempre più diffuse e soprattutto compatibili nei territori più decentrati: grazie alle applicazioni della telemedicina non saranno fatti mancare servizi e prestazioni ai nostri pazienti, anche se a distanza”.

I primi presidi con la “telecardiologia” saranno quelli di Le Piagge, Vaglia, e Impruneta e poi, via via entreranno nel sistema anche gli altri.

Questi gli orari:

  • LE PIAGGE (lunedì e venerdì dalle 10.00 alle 12.00)
  • VAGLIA (lunedì dalle ore 14.00 alle ore 16.00)
  • IMPRUNETA (giovedì dalle ore 9.30 alle 11.30)

La refertazione del medico sarà garantita entro 30 minuti dall’erogazione della prestazione.

Il personale medico e infermieristico coinvolto nel progetto di telecardiologia è stato formato alla registrazione, ricezione ed invio degli elettrocardiogrammi, ed all’uso dei programmi informatici di supporto.

Una salute sempre più a misura di donna nella Usl Toscana sud est

giovedì, Marzo 10th, 2016

La salute “al femminile” al centro dell’agenda del direttore generale della Usl Toscana sud est, Enrico Desideri. E non solo in termini di assistenza alle pazienti, ma anche di attenzione alla lavoratrici, al loro benessere, alla garanzia delle pari opportunità di accesso al lavoro e alla carriera.

Indubbiamente, l’attenzione all’universo femminile non può prescindere dal Codice rosa e dall’assistenza alle vittime di violenza; tutte le vittime, certo, ma di cui le donne sono la gran parte. Nato a Grosseto il Codice rosa è ormai patrimonio regionale, nazionale e da poco legge della Repubblica.

Inoltre, molti ospedali della Usl Toscana sud est ormai da anni, ricevono il riconoscimento dei Bollini rosa (Arezzo tre, Valdarno due, Casentino uno) assegnati a livello nazionale alle strutture che si distinguono nell’accoglienza e nell’erogazione di servizi a misura di donna.

“La sfida è cominciare a progettare questo tipo di assistenza – aggiunge Desideri – anche sul territorio, attraverso le Zone-distretto integrate e in rete con gli ospedali. Un lavoro importante, in questo senso, è quello svolto dai Coordinamenti per la Salute e la medicina di genere, istituiti nel 2014 dalla Regione Toscana e fortemente sostenuti da questa Direzione aziendale. Il loro impegno nei mesi futuri sarà quello di sviluppare ulteriormente percorsi assistenziali e socio-sanitari, declinati in un’ottica di genere, considerando che le differenze tra uomo e donna, è l’Oms a dirlo, devono determinare diversi interventi assistenziali per essere ancora più efficaci, incisivi e sostenibili”.